Daniele Giancane su «Carne e Sangue»: una proposta poetica di spessore

Vito Davoli, che già pubblicò nel 2001 il testo Contraddizioni – che ebbe notevoli letture critiche – libro recentemente ristampato, propone una nuova silloge: Carne e sangue , che presenta molteplici motivi di interesse. Anzitutto, occorre rimarcare l’unità stilistica del volume: non si individuano – come spesso accade in tanti libri di poesia – gli ‘alti’ e i ‘bassi’, ovvero alcune poesie davvero riuscite ed altre di valore inferiore. Qui l’approccio estetico e il ‘tono’ generale sono sempre identici e si risolvono in un fitto monologare: la musa di Davoli è in una scrittura tendente al ‘discorso’, all’interrogazione esistenziale. Non – quindi – il breve testo che illumina e stordisce (diciamo alla Juan Ramon Jimenez o, per altro verso, alla Giuseppe Ungaretti di Porto sepolto) e neppure, in verità, il testo che tende al poema (alla Neruda). La misura dei testi di Davoli è di venti/trenta versi o giù di lì (solitamente, tranne qualche eccezione). In realtà già nel testo di apertura,...