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GIANNI ANTONIO PALUMBO torna sulle "Apocalissi" con una nuova recensione su "Quindici Molfetta"

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È stata pubblicata sul finire del 2025, per i tipi di Tabula Fati, la silloge Tanto vale chiamarle apocalissi dello scrittore molfettese Vito Davoli. Fortemente indicativo appare il sottotitolo, Esercizi di Realismo Terminale , che inscrive l’opera di Davoli nel contesto delle espressioni del cosiddetto Realismo Terminale, movimento nato nel 2012, ma in realtà originato dal pamphlet di Guido Oldani pubblicato nel 2010 da Mursia. L’avvento di un’epoca postumana, la tendenza degli individui all’accatastamento nelle metropoli, il costante processo di artificializzazione del reale, in virtù del quale l’uomo si configura sempre più quale una “faraona cucinata, il cui ripieno è dato dal maggior numero di oggetti possibili” (cito dal pamphlet di Oldani): questi sono solo alcuni dei motivi della lucida radiografia del reale compiuta da Oldani, che si domandava, nel suo scritto teorico, se l’umanità sia destinata a liberarsi da una condizione analoga alla mummificazione e andare incontro al de...

Una poesia di MARCO CINQUE dedicata a "Tanto vale chiamarle apocalissi"

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Considero Marco Cinque ormai un fratello maggiore... e credo che sia giusto così. Credo si tratti dei "benefici occulti" della poesia, quelli che riescono ad avvicinare indipendentemente dalle distanze fisiche, quelli che riescono a riempire di senso i non-detti possibili anche quando si è fisicamente vicini. Un universo al di là del vissuto e del tempo in cui si vive, che fa esperienza della percezione e percezione dell'esperienza, inconrniciandole in un abbraccio che sa di valore assoluto. Del resto, come scriveva don Tonino Bello citando Luciano De Crescenzo, gli angeli con una sola ala hanno bisogno di abbracciarsi per volare e come ha (ri)scritto qualche giorno fa un altro caro amico fraterno «Gli angeli con le ali storte sono quelli che volano più in alto». Sono commosso per i versi che Marco dedica alle mie imperfezioni, alle mie contraddizioni, quel «dolore medicato dall'ironia» che disegna «ferite senza accapo / dove leggere il proprio destino». Non una lett...

L’apocalisse prossima ventura nei versi di Vito Davoli: una lettura di MARCO IGNAZIO DE SANTIS

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Il primo febbraio 1962 sulla rivista “Scientific American” apparve il saggio intitolato Population Density and Social Pathology . L’autore era l’etologo John Bumpass Calhoun, che vi introdusse la definizione di Behavioral Sink (sentina comportamentale) per designare il collasso di una società a causa di anomalie del comportamento provocate dal sovraffollamento. Lo scritto, riproposto anche in un libro, diventò una fonte di suggestioni per la semiologia prossemica, la sociologia urbana e la psicologia. Per mille rivoli, l’idea del marasma del sovraffollamento urbano, fra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento è confluita anche nelle tendenze del Neomoderno, posizionato in forte antitesi con le «utopie negative» o «distopie», ossia con quelle prefigurazioni apocalittiche generate dal sovrappopolamento della terra, dall’invivibilità delle metropoli e delle megalopoli, dal pauroso inquinamento ambientale, dall’invadenza della pubblicità e della televisione, dai terrificanti conflitti be...

Quarantasei liriche taglienti come un bisturi: Italo Interesse legge le "Apocalissi" sul Quotidiano di Bari

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Edita da Tabula Fati l’ultima silloge di  Vito Davoli , poeta, critico letterario, saggista e traduttore Quarantasei liriche taglienti come un bisturi Una umanità sconfi tta e moralmente impoverita seduta “sul lastrico di una speranza” è al centro di una rifl essione amara, tuttavia assolutiva Il pianeta languisce, l’umanità cresce solo numeri camente. Non è un caso se di fatto siamo entrati nella terza guerra mondiale . Una pletora di insoddisfatti, di frustrati, di confusi e di perdenti sembra proiettarsi verso la cuspide di un’ideale parentesi graffa oltre la quale si palesa l’Armageddon. Che nome dare a tante vite omologate e fallimentari? “Tanto vale chiamarle apocalissi ” suggerisce Vito Davoli nella sua ultima ed omonima silloge edita da Tabula Fati: quarantasei liriche taglienti come un bisturi omaggiano il pensiero di Guido Oldani . Una umanità sconfitta e moralmente impoverita seduta “sul lastrico di una speranza” è al centro di una riflessione amara, tuttavia assolut...

MAURO MACARIO legge "Tanto vale chiamarle Apocalissi"

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Mauro Macario , poeta e narratore di lungo corso, con all'attivo una quindicina di sillogi, già autore e regista cinematografico e televisivo per Rai e Mediaset, oltre che per il cinema e il teatro, figlio del leggendario attore Erminio Macario del quale ha scritto e curato la biografia ufficiale nel volume Macario, un comico caduto dalla luna (Baldini & Catoldi, 1998), legge e recensisce la nuova raccolta di poesie del poeta e critico pugliese Vito Davoli , Tanto vale chiamarle Apocalissi / Màs vale llamarlas apocalipsis , silloge bilingue italiano-spagnolo con la prefazione di Guido Oldani , fondatore del Realismo Terminale, per i tipi di Tabula fati, Chieti 2025. C’è un modo macroscopico di vedere le apocalissi del nostro tempo, ad esempio ponendo l’occhio a una specie di telescopio roteante che individua nel mondo le grandi tragedie epocali: guerre, carestie, consumismo, disuguaglianze, e così poterne fare un saggio eruttivo, critico, mastodontico: la saggistica delle cat...

Il cifrario antifascista ne LA GRAZIA di Dino Terra. Uno studio pugliese svela un mistero letterario lungo 80 anni

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Il giovane prof. Gianni Antonio Palumbo , molfettese, docente di Filologia e Critica Letteraria presso l’Università di Foggia – fra i più competenti e promettenti critici letterari nel panorama nazionale – ha recentemente dato alle stampe Dino Terra tra antifascismo e libertà , una perla saggistica per i tipi di Progedit (Bari, 2025) che accentra l’attenzione analitica su un controverso romanzo di Dino Terra (al secolo Armando Simonetti, Roma 1903 – Firenze 1995) dal titolo La Grazia (prima edizione Garzanti, Milano 1941, ovvero XIX anno dell’era fascista , in pieno secondo conflitto mondiale), recentemente riproposto nella collana “ricerche” dall’editore Marsilio (Venezia 2023, su incarico della Fondazione Dino Terra) con introduzione dello stesso Palumbo. Sulla trama principale del romanzo del ’41, tutta percorsa dalle vicissitudini della relazione adulterina fra Giulia, moglie annoiata in cerca di un diversivo e l’architetto Guido, costellata da episodi tragici, grotteschi e ambiva...

In anteprima, la prefazione di GUIDO OLDANI a TANTO VALE CHIAMARLE APOCALISSI di prossima uscita

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Se non sbaglio, nel 2022, ci si è indaffarati a cercare di ripristinare la poesia civile, sia i miei realisti terminali che Vito Davoli, insieme al suo amico Marco Cinque. Da allora è stato una fioritura, fino all’esagerazione, per cui la poesia civile diventa consolazione per pensionati. Nel frattempo, Davoli incontra il Realismo terminale col quale si intreccia. Nel contempo la poesia civile diventa poesia infernale e la specie umana, morendo in guerre, non più militari ma ormai soltanto assassine, è usata come materiale per un planetario concimificio. con Guido Oldani Mi pare che Vito Davoli tenga botta con sudata consapevolezza. Il suo lavoro poetico non è affatto una fotocopia, come oggi capita abitualmente, ma è un’officina, nel senso pasoliniano del termine, capace di interloquire con questi nostri giorni funerari. Naturalmente un pizzico d’ironia, come il sale sui cibi, salva felicemente dalla insipidità che ci sta braccando con tutta l’energia di una disperata cultura circense...

La misura di un verso che coglie le essenze: DANTE MAFFIA recensisce CARNE E SANGUE

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Raro trovare una voce di poeta sempre composta e sempre attenta alla misura espressiva, a non andare oltre i confini di una realtà vissuta e rielaborata per coglierne le essenze e renderle immagini da conservare. Sì, la prima cosa che rende piacevole questa raccolta è il timbro espressivo, la capacità di saper cogliere le emozioni e renderle poesia senza fronzoli, senza eccessi, senza aggiunte troppo letterarie che avrebbero reso le espressioni legate a una stagione e non alla marea disorientante del tutto. Insieme a Dante Maffia alla XV Notte Bianca della Poesia a Giovinazzo e Molfetta , giugno 2025 Del resto un’opera che si presenta sotto la benedizione delle due maggiori poetesse russe, e non solo, Anna Achmatova e Marina Cvetaeva , vuole fare intendere che si sta muovendo in atmosfere roboanti, in ascensioni liriche che vogliono dimostrare che la poesia è lievito che si accumula da flussi indistinti che macerano processi infiniti per poter cogliere quella immobilità «in un tempo ...

ANGIULI, DAVOLI e PALUMBO, la triade pugliese della poesia civile secondo DANIELE MARIA PEGORARI

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Un profondo ringraziamento al prof. Daniele Maria Pegorari per questo interessante articolo comparso su la Repubblica del 25 aprile 2025. Recensendo la recente antologia curata dal prof. Giuseppe Langella , Sfilata d'alti modi (La Scuola di Pitagora, Milano 2024), il critico barese segnala la presenza del sottoscritto insieme a Gianni Antonio Palumbo e al poeta barese Lino Angiuli quali voci di spicco della poesia civile in Italia. Angiuli, Davoli e Palumbo. La  poesia civile  in Italia spicca con tre voci pugliesi di Daniele Maria Pegorari Nell'antologia  Sfilata d'alti modi , gli omaggi in versi degli autori baresi alle figure di Garcia Lorca, Castro e Bonhoeffer Da più di un secolo identifichiamo la poesia con la linea simbolismo-orfismo-intimismo, dimenticando che essa può e deve anche scuotere le coscienze dinanzi ai drammi della Storia; abbiamo smesso di apprezzare una scrittura che 'faccia i nomi e i cognomi', che attinga alla cronaca le proprie ispirazi...

MARINA CARACCIOLO legge CONTRADDIZIONI (ed. Leucò, 2001)

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La poesia di Vito Davoli, in questa sua prima bella raccolta intitolata Contraddizioni , mi ricorda inspiegabilmente i misteriosi masques e bergamasques della famosa lirica di Paul Verlaine [1]: quasi tristi sotto i loro fantastici travestimenti, vanno ammaliando un paesaggio singolare, suonando il liuto cantando l’amor corrisposto, anche se « ils n’ont pas l’air de croire à leur bonheur... ». Sembra comparire qua e là, come in un circo immaginario, fantasmagorico, un clown scanzonato e tuttavia pessimista, che nasconde le sue lacrime e la sua rabbiosa amarezza sotto il cupo riso della burla . C’è un aggirarsi smarriti in una realtà disarticolata come frammenti asimmetrici di un puzzle , sconosciuta o difficile da comprendere e da accettare, quasi impossibile da ricucire: Non capisco neppure / se il vento che mi soffia tra le dita / al quale oppongo le mani spalancate / mi spinge avanti oppure / mi frena bruscamente... E la luna (quale poeta mai non ha cantato la luna?) non rimanda a ...

Leggendo «E ti vengo a pensare» di GRAZIELLA DI BELLA

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E ti vengo a pensare di Graziella Di Bella è un testo caldo e intenso nutrito da una sorta di "calma ribollente" che sembra alimentare la postura dell’io lirico e che, pur nel verso libero, destrutturato rispetto a particolari architetture metriche, mantiene un cadenzato andamento musicale, quasi una canzone da cantare. Nonostante la variabilità del metro, non si perde mai, grazie alla naturale accentazione delle parole sapientemente scelte, un ritmo ben cadenzato che ne favorisce uno spontaneo fluire nella lettura. Graziella Di Bella Pare alimentato da un profondo sentimento empatico che, come l'autrice tiene a specificare in calce alla poesia, affronta il delicato tema della donazione degli organi dal punto di vista di una madre. E bene fa la poetessa a chiarire questo che è tutt'altro che un dettaglio, per due ragioni specifiche: da un lato perché la presenza di un 'tu' e di un 'altro', grazie alla circolarità polisemica del componimento, può ben p...