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In Primo Piano

Una poesia di MARCO CINQUE dedicata a "Tanto vale chiamarle apocalissi"

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Considero Marco Cinque ormai un fratello maggiore... e credo che sia giusto così. Credo si tratti dei "benefici occulti" della poesia, quelli che riescono ad avvicinare indipendentemente dalle distanze fisiche, quelli che riescono a riempire di senso i non-detti possibili anche quando si è fisicamente vicini. Un universo al di là del vissuto e del tempo in cui si vive, che fa esperienza della percezione e percezione dell'esperienza, inconrniciandole in un abbraccio che sa di valore assoluto. Del resto, come scriveva don Tonino Bello citando Luciano De Crescenzo, gli angeli con una sola ala hanno bisogno di abbracciarsi per volare e come ha (ri)scritto qualche giorno fa un altro caro amico fraterno «Gli angeli con le ali storte sono quelli che volano più in alto». Sono commosso per i versi che Marco dedica alle mie imperfezioni, alle mie contraddizioni, quel «dolore medicato dall'ironia» che disegna «ferite senza accapo / dove leggere il proprio destino». Non una lett...

L’apocalisse prossima ventura nei versi di Vito Davoli: una lettura di MARCO IGNAZIO DE SANTIS

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Il primo febbraio 1962 sulla rivista “Scientific American” apparve il saggio intitolato Population Density and Social Pathology . L’autore era l’etologo John Bumpass Calhoun, che vi introdusse la definizione di Behavioral Sink (sentina comportamentale) per designare il collasso di una società a causa di anomalie del comportamento provocate dal sovraffollamento. Lo scritto, riproposto anche in un libro, diventò una fonte di suggestioni per la semiologia prossemica, la sociologia urbana e la psicologia. Per mille rivoli, l’idea del marasma del sovraffollamento urbano, fra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento è confluita anche nelle tendenze del Neomoderno, posizionato in forte antitesi con le «utopie negative» o «distopie», ossia con quelle prefigurazioni apocalittiche generate dal sovrappopolamento della terra, dall’invivibilità delle metropoli e delle megalopoli, dal pauroso inquinamento ambientale, dall’invadenza della pubblicità e della televisione, dai terrificanti conflitti be...

ESPRONCEDA: voce del verbo “Romanticismo” (Prima parte)

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Il Romanticismo Spagnolo JOSÉ IGNACIO JAVIER ORIOL ENCARNACIÓN DE ESPRONCEDA Y DELGADO Dedico questa riflessione al poeta ispano-peruviano Alfredo Pérez Alencart che mi ha offerto la possibilità di conoscere e vivere la città di Salamanca in ogni suo anfratto Espronceda: voce del verbo “Romanticismo” Il dialogo continuo fra classicismo e nuove istanze (Prima parte) Nessuna figura di poeta, scrittore, letterato o – a maggior ragione, come si vedrà più avanti – di intellettuale del primo Ottocento iberico potrà mai essere compresa a pieno senza che sia calata profondamente all’interno del contesto e della temperie politica e culturale che, in quel preciso periodo, viene lentamente e peculiarmente a modularsi e svilupparsi in Spagna. Il romanticismo spagnolo , infatti, segue un percorso appena differente da quanto accadeva nel resto d’Europa e questo percorso finisce inevitabilmente anche per influenzare i temi, i soggetti e le sfumature, più o meno intense, che esso assunse nella peniso...

Quarantasei liriche taglienti come un bisturi: Italo Interesse legge le "Apocalissi" sul Quotidiano di Bari

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Edita da Tabula Fati l’ultima silloge di  Vito Davoli , poeta, critico letterario, saggista e traduttore Quarantasei liriche taglienti come un bisturi Una umanità sconfi tta e moralmente impoverita seduta “sul lastrico di una speranza” è al centro di una rifl essione amara, tuttavia assolutiva Il pianeta languisce, l’umanità cresce solo numeri camente. Non è un caso se di fatto siamo entrati nella terza guerra mondiale . Una pletora di insoddisfatti, di frustrati, di confusi e di perdenti sembra proiettarsi verso la cuspide di un’ideale parentesi graffa oltre la quale si palesa l’Armageddon. Che nome dare a tante vite omologate e fallimentari? “Tanto vale chiamarle apocalissi ” suggerisce Vito Davoli nella sua ultima ed omonima silloge edita da Tabula Fati: quarantasei liriche taglienti come un bisturi omaggiano il pensiero di Guido Oldani . Una umanità sconfitta e moralmente impoverita seduta “sul lastrico di una speranza” è al centro di una riflessione amara, tuttavia assolut...

MAURO MACARIO legge "Tanto vale chiamarle Apocalissi"

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Mauro Macario , poeta e narratore di lungo corso, con all'attivo una quindicina di sillogi, già autore e regista cinematografico e televisivo per Rai e Mediaset, oltre che per il cinema e il teatro, figlio del leggendario attore Erminio Macario del quale ha scritto e curato la biografia ufficiale nel volume Macario, un comico caduto dalla luna (Baldini & Catoldi, 1998), legge e recensisce la nuova raccolta di poesie del poeta e critico pugliese Vito Davoli , Tanto vale chiamarle Apocalissi / Màs vale llamarlas apocalipsis , silloge bilingue italiano-spagnolo con la prefazione di Guido Oldani , fondatore del Realismo Terminale, per i tipi di Tabula fati, Chieti 2025. C’è un modo macroscopico di vedere le apocalissi del nostro tempo, ad esempio ponendo l’occhio a una specie di telescopio roteante che individua nel mondo le grandi tragedie epocali: guerre, carestie, consumismo, disuguaglianze, e così poterne fare un saggio eruttivo, critico, mastodontico: la saggistica delle cat...

Il cifrario antifascista ne LA GRAZIA di Dino Terra. Uno studio pugliese svela un mistero letterario lungo 80 anni

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Il giovane prof. Gianni Antonio Palumbo , molfettese, docente di Filologia e Critica Letteraria presso l’Università di Foggia – fra i più competenti e promettenti critici letterari nel panorama nazionale – ha recentemente dato alle stampe Dino Terra tra antifascismo e libertà , una perla saggistica per i tipi di Progedit (Bari, 2025) che accentra l’attenzione analitica su un controverso romanzo di Dino Terra (al secolo Armando Simonetti, Roma 1903 – Firenze 1995) dal titolo La Grazia (prima edizione Garzanti, Milano 1941, ovvero XIX anno dell’era fascista , in pieno secondo conflitto mondiale), recentemente riproposto nella collana “ricerche” dall’editore Marsilio (Venezia 2023, su incarico della Fondazione Dino Terra) con introduzione dello stesso Palumbo. Sulla trama principale del romanzo del ’41, tutta percorsa dalle vicissitudini della relazione adulterina fra Giulia, moglie annoiata in cerca di un diversivo e l’architetto Guido, costellata da episodi tragici, grotteschi e ambiva...

La poetessa ANILA DARIHU traduce e commenta alcune poesie di CARNE E SANGUE sulla Gazeta Nacional albanese

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Di seguito l'articolo della poetessa, traduttrice e giornalista albanese  Anila Dahriu ,che pubblica sulla Gazeta Nacional Albanese del 23 settembre 2025, questo acuto testo sulla poetica di Carne e sangue , corredandolo con un contributo del Direttore  Mujo Bucpapaj e  con alcuni insigni spunti critici e traducendo cinque poesie tratte dallo stesso testo e dalla precedente silloge Contraddizioni . La poesia di Vito Davoli rappresenta una voce profondamente meditativa e impegnata, che si muove con libertà tra la lirica esistenziale e una visione critica della realtà contemporanea. Attraverso un linguaggio controllato e privo di orpelli, Davoli costruisce il proprio universo poetico sul contrasto tra presenza e assenza, memoria e oblio, passione e solitudine. La traduzione magistrale di Anila Dahriu trasmette non solo il significato delle parole, ma soprattutto il ritmo, l’intonazione e lo spirito interiore della poesia, realizzando un atto creativo secondario che conserv...

In anteprima, la prefazione di GUIDO OLDANI a TANTO VALE CHIAMARLE APOCALISSI di prossima uscita

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Se non sbaglio, nel 2022, ci si è indaffarati a cercare di ripristinare la poesia civile, sia i miei realisti terminali che Vito Davoli, insieme al suo amico Marco Cinque. Da allora è stato una fioritura, fino all’esagerazione, per cui la poesia civile diventa consolazione per pensionati. Nel frattempo, Davoli incontra il Realismo terminale col quale si intreccia. Nel contempo la poesia civile diventa poesia infernale e la specie umana, morendo in guerre, non più militari ma ormai soltanto assassine, è usata come materiale per un planetario concimificio. con Guido Oldani Mi pare che Vito Davoli tenga botta con sudata consapevolezza. Il suo lavoro poetico non è affatto una fotocopia, come oggi capita abitualmente, ma è un’officina, nel senso pasoliniano del termine, capace di interloquire con questi nostri giorni funerari. Naturalmente un pizzico d’ironia, come il sale sui cibi, salva felicemente dalla insipidità che ci sta braccando con tutta l’energia di una disperata cultura circense...