Lettera a Santiago Silva, Assessore alla Cultura della città di Madellín in difesa del Festival Internazionale di poesia in Colombia

Facendo seguito a questo post di Fernando Rendón nel quale denunciava l'attacco rivolto Festival Internacional de Poesía de Medellín, la più grande manifestazione di poesia al mondo che si tiene in Colombia, e in qualità di coordinatore del World Poetry Movement - Italia ho accettato e raccolto l'invito ad esprimere un pensiero libero e resistente scrivendo, insieme a un'infinità di poeti di ogni nazionalità e provenienti da tutto il mondo, direttamente all'Assessore alla Cultura della città di Madellìn, il dott. Santiago Silva, sottoponendogli un invito alla riflessione in favore del Festival stesso.
Di seguito il testo della mia mail in italiano e nella traduzione spagnola con i relativi riferimenti di pubblicazione.


LA POESIA È, DI FATTO, L'ALTRO NOME DELLA LIBERTÀ
(Mircea Cartarescu)

Preg. mo Segretario dott. Santiago Silva,

Le scrivo dal paese di Dante, Petrarca, Boccaccio e Leopardi; dal paese della Ferrari e della cucina mediterranea patrimonio mondiale dell'Unesco; dal paese dai mille dialetti e dall'unica lingua latina che ha plasmato la babele del mondo; il paese degli imperatori dell'antica Roma e della Costituzione democratica cosiddetta più bella del mondo; il paese che detiene il 70% delle opere d'arte del pianeta e la patria dell'alta moda e del maggior numero di vitigni pregiati... e potrei andare avanti così per pagine e pagine. 

Del resto ci vuole poco a proporsi come fervidi nazionalisti e conservatori, che sia in Italia o in qualunque altro paese del mondo! Forse serve, invece, più impegno ad ampliare orizzonti internazionalistici in una più complessa e articolata panoramica progressista ecumenica e non esclusiva né escludente. E allora riformulo: le scrivo anche dal paese tristemente noto nel mondo per aver esportato nientemeno che la mafia, i suoi metodi, i suoi criteri, i suoi “valori” così come il paese che ha dimostrato, dagli anni '90 in poi, come gli interessi privati possano essere una giustificazione sufficiente a piegare la res publica, la cosa di tutti, al profitto di pochi quando non di uno solo. Insomma, ognuno ha di che vantarsi di ciò che preferisce e di proporsi secondo l'ottica che più ritiene opportuna al proprio interesse, me compreso, a quanto pare. Pertanto forse è meglio cambiare registro...

Non è importante il curriculum che io possa o meno vantare in ambito culturale: stia certo che non mi manca materiale da mettere in vetrina ma sia sufficiente il mio diritto di cittadino del mondo e di poeta ad esprimere verbalmente, a voce o per iscritto, ciò in cui credo e ciò che credo non possa che fare del bene, un bene assoluto, alla popolazione mondiale, alla convivenza pacifica fra i popoli e all'umanità intera. Se la legge del più forte è quella che si decide di abbracciare – se non per rifiuto della profonda disumana insensatezza di questa legge – quando si è nella condizione di essere il più forte, bisognerà mettere in preventivo che il tempo e le circostanze prima o poi cambieranno o ribalteranno le posizioni e un altro più forte schiaccerà un altro più debole. In poche parole, storicamente non conviene mai. A nessuno.

E allora forse il riferimento e l'aspirazione che dovrebbero animare anche le azioni politiche dovrebbero essere altre: un'umanità così varia e diversa come quella che in oltre 35 edizioni ha partecipato e animato il Festival di Madellín non appartiene a nessuno perché appartiene a tutti. Si tratta di una circolazione salubre di idee e valori espressi attraverso la poesia che danno la possibilità a tutti (sottolineo: a tutti!) di immaginare e pensare un altro mondo possibile, un modello di sviluppo alternativo, un sistema di valori differente, una comunione umana inclusiva perché, per dirla con le parole di Mircea Cartarescu, «La poesía es, de hecho, otro nombre para la libertad» e pertanto, aggiungo, limitarla in un qualunque modo, vuol dire limitare la stessa libertà. E non credo che questo sia un utile messaggio politico per nessuno.


Le sembrerà curioso che chi scrive non ha mai partecipato al Festival di Madellín e in ogni caso, se pur invitato, avrebbe enormi difficoltà a rispondere positivamente a quell'invito ma non è questo ciò che conta: non è il faro accesso sul singolo personaggio, non è un fatto di rimpolpare il proprio curriculum, non è una suggestione illusoria di fama e successo. Ciò che Madellín esprime attraverso il suo Festival di Poesia è un afflato collettivo, polifonico, armonico che, ad una sola voce, all'unisono, eleva un canto internazionale, planetario al cui suono nessuno può sottrarsi. Nessuno! E voi che lì avete la fortuna di aver costruito un “tempio” così “sacro” per la poesia e la letteratura mondiale e potete permettervi impegno e risorse per rendere la città e il territorio una capitale e un punto di riferimento per l'intero pianeta, se non fosse per un riferimento valoriale, per un'aspirazione generosa, per uno sguardo progressista ed ecumenico, per un orizzonte di pace, confronto e crescita umana, antropologica e culturale sarebbe sufficiente perfino che fosse per un banale fatto di convenienza e mera utilità riflettere sull'inutilità di una limitazione controproducente per un patrimonio così ricco e pregno come quello che il Festival di Madellín ha prodotto e può continuare a produrre ancora per molti, moltissimi anni.

La invito pertanto, anche da quest'angolo del mondo cosìddetto sviluppato (e che pure faticherebbe a raggiungere i risultati da voi ottenuti con il solo Festival nella città di Madellín), a rivalutare, riconsiderare e interrompere tutte quelle iniziative che è così spudoratamente evidente non portino alcun beneficio alternativo sottraendone uno che, nei decenni, ha dato invece prova e testimonianza di essere un autentico valore per migliaia di persone provenienti da tutto il mondo.

Chi le scrive è convinto che la risposta agli attuali discutibilissimi assetti mondiali, alla crisi di valori e al successo di disvalori e iperboli insensate che oggi sono un trend planetario, non possa che arrivare proprio da quell'America Latina che ho amato e amo, nella quale ho vissuto per oltre un decennio e che continuo a portarmi dentro come una seconda patria che mi ha insegnato e dimostrato come sia possibile una diversa scansione del tempo, una differente valutazione della qualità della vita e un più lungimirante orizzonte di valori collettivi, partecipativi ed ecumenici a cui tutti ma proprio tutti possono e devono avere possibilità di accesso.

Sperando di averle offerto se non altro un utile spunto di riflessione la saluto cordialmente augurandomi di poter godere di notizie nuove, giuste, positive che possano continuare a consentire alla città di Madellín e al suo Festival di puntare molto oltre che al solo titolo di Capitale del Libro. Del resto, di libri ce ne sono infiniti e non tutti qualitativamente di pregio. Altra cosa è saper distinguere il grano dal loglio, saper riconoscere la qualità, vestirsene e renderla accessibile a tutti. È un momento di crescita umana, sociale e collettiva a cui Madellín può ancora e deve ancora continuare a puntare. Anche con il suo appoggio e il suo sostegno. Non si neghi a questo e non neghi al resto del mondo ciò di cui il resto del mondo ha bisogno.

Con respeto y solidaridad poética

Inviata il giorno 15 marzo 2026

* * *

LA POESIA ES, DE HECHO, OTRO NOMBRE DE LA LIBERTAD
(Mircea Cartarescu)


Estimado secretario, Dr. Santiago Silva:
Le escribo desde el país de Dante, Petrarca, Boccaccio y Leopardi; desde el país de Ferrari y de la cocina mediterránea, patrimonio mundial de la Unesco; desde el país de los mil dialectos y de la única lengua latina que ha moldeado la tormenta de lenguas del mundo; el país de los emperadores de la antigua Roma y de la Constitución democrática considerada la más bella del mundo; el país que posee el 70 % de las obras de arte del planeta y la patria de la alta costura y del mayor número de variedades de uva de calidad... y podría seguir así durante páginas y páginas.

Al fin y al cabo, no cuesta mucho presentarse como fervientes nacionalistas y conservadores, ya sea en Italia o en cualquier otro país del mundo. Quizás se necesite, en cambio, más esfuerzo para ampliar los horizontes internacionalistas en una panorámica progresista ecuménica más compleja y articulada, que no sea ni exclusiva ni excluyente. Y entonces reformulo: le escribo también desde el país tristemente famoso en el mundo por haber exportado nada menos que la mafia, sus métodos, sus criterios, sus «valores», así como el país que ha demostrado, desde los años 90 en adelante, cómo los intereses privados pueden ser una justificación suficiente para doblegar la res publica, el bien de todos, en beneficio de unos pocos, cuando no de uno solo. En definitiva, cada uno tiene motivos para presumir de lo que prefiera y para presentarse según la perspectiva que considere más oportuna para su propio interés, yo incluido, al parecer. Por lo tanto, quizá sea mejor cambiar de registro...

No es importante el currículum que yo pueda o no pueda exhibir en el ámbito cultural: tenga por seguro que no me falta material para poner en el escaparate, pero baste con mi derecho de ciudadano del mundo y de poeta para expresar verbalmente, de viva voz o por escrito, aquello en lo que creo y aquello que considero que no puede sino hacer un bien, un bien absoluto, a la población mundial, a la convivencia pacífica entre los pueblos y a la humanidad entera. Si la ley del más fuerte es la que se decide abrazar — si no por rechazo a la profunda e inhumana insensatez de esa ley — cuando uno se encuentra en la posición de ser el más fuerte, habrá que prever que el tiempo y las circunstancias tarde o temprano cambiarán o invertirán las posiciones, y otro más fuerte aplastará a otro más débil. En pocas palabras, históricamente no conviene nunca. A nadie.

Y entonces quizá la referencia y la aspiración que deberían animar también las acciones políticas tendrían que ser otras: una humanidad tan variada y diversa como la que, a lo largo de más de 35 ediciones, ha participado y dado vida al Festival de Medellín no pertenece a nadie porque pertenece a todos. Se trata de una circulación saludable de ideas y valores expresados a través de la poesía, que ofrece a todos (subrayo: a todos) la posibilidad de imaginar y pensar en otro mundo posible, en un modelo de desarrollo alternativo, en un sistema de valores distinto, en una comunión humana inclusiva porque, para decirlo con las palabras de Mircea Cărtărescu, «La poesía es, de hecho, otro nombre para la libertad» y, por lo tanto — añado — limitarla de cualquier modo significa limitar esa misma libertad. Y no creo que ese sea un mensaje político útil para nadie.

Festival Internacional de Poesía de Medellín (Colombia)


Le parecerá curioso que quien escribe nunca haya participado en el Festival de Medellín y que, en cualquier caso, aun siendo invitado, tendría enormes dificultades para responder positivamente a esa invitación; pero no es eso lo que importa: no se trata de enfocar el reflector sobre un personaje, ni de engordar el propio currículum, ni de dejarse seducir por una ilusión de fama o éxito. Lo que Medellín expresa a través de su Festival de Poesía es un aliento colectivo, polifónico, armónico que, con una sola voz, al unísono, eleva un canto internacional, planetario, al cuyo sonido nadie puede sustraerse. ¡Nadie! Y ustedes, que allí tienen la “fortuna” de haber construido un “templo” tan “sagrado” para la poesía y la literatura mundial, y pueden permitirse el compromiso y los recursos necesarios para convertir la ciudad y el territorio en una capital y un punto de referencia para todo el planeta, si no fuera por un fundamento de valores, por una aspiración generosa, por una mirada progresista y ecuménica, por un horizonte de paz, diálogo y crecimiento humano, antropológico y cultural, bastaría incluso — por un simple hecho de conveniencia y mera utilidad — reflexionar sobre lo inútil y contraproducente que sería limitar un patrimonio tan rico y tan fecundo como el que el Festival de Medellín ha producido y puede seguir produciendo durante muchos, muchísimos años más.

La invito, por lo tanto, también desde este rincón del llamado mundo desarrollado (que, aun así, tendría dificultades para alcanzar los resultados que ustedes han logrado únicamente con el Festival en la ciudad de Medellín), a reevaluar, reconsiderar e interrumpir todas aquellas iniciativas que resulta tan descaradamente evidente que no aportan ningún beneficio alternativo, privando en cambio a la comunidad de un bien que, a lo largo de las décadas, ha demostrado y testimoniado ser un auténtico valor para miles de personas provenientes de todo el mundo.

Quien le escribe está convencido de que la respuesta a los actuales y muy discutibles equilibrios mundiales, a la crisis de valores y al éxito de disvalores e hipérboles insensatas que hoy constituyen una tendencia planetaria, no puede sino llegar precisamente de esa América Latina que he amado y amo, en la que he vivido durante más de una década y que sigo llevando dentro como una segunda patria que me ha enseñado y demostrado cómo es posible una distinta cadencia del tiempo, una valoración diferente de la calidad de vida y un horizonte más lúcido y amplio de valores colectivos, participativos y ecuménicos a los que todos — absolutamente todos — pueden y deben tener acceso.

Esperando haberle ofrecido al menos un motivo útil de reflexión, la saludo cordialmente, deseando poder recibir noticias nuevas, justas y positivas que permitan a la ciudad de Medellín y a su Festival aspirar a mucho más que al simple título de Capital del Libro. Al fin y al cabo, libros hay infinitos, y no todos son de calidad. Otra cosa es saber distinguir el grano de la cizaña, saber reconocer la calidad, revestirse de ella y hacerla accesible a todos. Ese es un momento de crecimiento humano, social y colectivo al que Medellín puede —y debe— seguir apuntando. También con su apoyo y su respaldo. No se niegue a ello y no le niegue al resto del mundo aquello que el resto del mundo necesita.

Con respeto y solidaridad poética

Edito sulla pagina ufficiale del Festival Internacional de Poesía de Medellín (Colombia) e sulla pagina del suo direttore generale Fernando Rendón a questo link: 

















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