ESPRONCEDA: voce del verbo “Romanticismo” (Prima parte)
Il Romanticismo Spagnolo
JOSÉ IGNACIO JAVIER ORIOL ENCARNACIÓN DE ESPRONCEDA Y DELGADO
Dedico questa riflessione al poeta ispano-peruviano Alfredo Pérez Alencart
che mi ha offerto la possibilità di conoscere e vivere
la città di Salamanca in ogni suo anfratto
Espronceda: voce del verbo “Romanticismo”
Il dialogo continuo fra classicismo e nuove istanze
(Prima parte)
Nessuna figura di poeta, scrittore, letterato o – a maggior ragione, come si vedrà più avanti – di intellettuale del primo Ottocento iberico potrà mai essere compresa a pieno senza che sia calata profondamente all’interno del contesto e della temperie politica e culturale che, in quel preciso periodo, viene lentamente e peculiarmente a modularsi e svilupparsi in Spagna. Il romanticismo spagnolo, infatti, segue un percorso appena differente da quanto accadeva nel resto d’Europa e questo percorso finisce inevitabilmente anche per influenzare i temi, i soggetti e le sfumature, più o meno intense, che esso assunse nella penisola iberica e, in specie, in Spagna dove è comunemente ritenuto si attesti tardivamente rispetto al resto del continente.
La condizione della letteratura spagnola di inizio Ottocento sembrerebbe piuttosto “palustre” e stagnante, incapace o impossibilitata a recepire tutti i nuovi fermenti culturali che invece germogliavano in Europa. Le guerre per l’indipendenza contro Napoleone e soprattutto le censure e le persecuzioni a cui aveva dato vita il regime assolutista di Ferdinando VII (1784-1833), aveva spinto gran parte dell’intellighèntzia ad abbandonare il paese e a farvi ritorno solo a partire dagli anni Trenta del secolo: paradossalmente fu anche il modo più rapido che consentì alla classe intellettuale di entrare in contatto e fare proprie le nuove istanze culturali che nel continente, Germania e Francia in primis, andavano organizzandosi sotto il nome di Romanticismo. Tuttavia, al loro rientro, questa classe colta e liberale non trovava un terreno del tutto arido rispetto alle nuove correnti culturali. Vero è che con la morte di Ferdinando VII e la scomparsa di certi diktat e divieti, si era venuto a creare un qualche clima favorevole alla ricezione e alla meditazione di e su certi nuovi temi e istanze già in territorio nazionale ma è altrettanto vero che, anche in virtù di un certo tipico e radicato conservatorismo politico e letterario spagnolo, «tanto sul terreno della critica quanto nel più vasto campo della produzione letteraria, il movimento romantico assume immediatamente un carattere suo particolare; anzi si moltiplicano, da ogni parte, gli inviti a comporre opere di carattere nazionale e si ambisce subito, non senza punte di xenofobia, a distinguere la letteratura romantica spagnola da quella degli altri paesi d'Europa» [1]. Una delimitazione identitaria così netta e rapida non sarebbe stata certamente possibile se già preliminarmente l’humus culturale nazionale non avesse intrapreso un percorso di osservazione e meditazione rispetto alle nuove proposte letterarie sulle quali si andava innestando il Romanticismo stesso.
Senza approfondire in questa sede la pur fondamentale esperienza de El Europeo nell’ambito della cultura spagnola del tempo (per la quale si rimanda al bel testo di Ermanno Caldera [2] sopra citato), basterà qui sottolineare come le istanze di libertà artistica e di insofferenza alle regole, ascrivibili a caratteristiche tipiche del Romanticismo, trovino in realtà, non senza qualche forzatura, radici pregresse già nel settecento spagnolo e in specie in quella parte anticlassicista del XVIII secolo che si opponeva al fervore del classicismo al tempo imperante. È il McClelland [3] a tentare di fare il punto sulle controversie letterarie settecentesche fra classicisti e anticlassicisti ma, come chiosa il Caldera, «non è ora il caso di discutere sull'opportunità del termine romanticismo applicato a certe manifestazioni della cultura settecentesca; tuttavia è interessante notare come talune argomentazioni dell'anticlassicismo del secolo XVIII rivelino analogie con quelle dei romantici ottocenteschi» [4]. E aggiunge «C'incontriamo insomma in quel romanticismo perenne di cui discorre il Croce e che molti, troppi forse, hanno considerato come una costante della storia letteraria di Spagna» [5].
In questo clima e in questo solco particolare di continuo dialogo fra classicismo e romanticismo, vogliamo collocare la figura di Espronceda, non già a ricusare gli accenti evidenziati dal Caldera quanto, al contrario, a corroborare un atteggiamento di consapevolezza artistica che, più che a porsi nell’alveo della tradizione classicista riesumandome alcuni temi facilmente assorbibili anche dal Romanticismo, tenta invece esattamente l’operazione contraria: evidenziare le punte di classicismo derivanti dalla tradizione per relegarle in un ambito di passata, trascorsa e ormai conclusa esperienza letteraria che lascia il passo alle nuove esplosioni di irrazionalità, mistero, sregolatezza e libertà portate avanti dal Romanticismo.
Sarà anche utile, in questa sede, specificare un’importante “dettaglio” rispetto agli studi sul romanticismo spagnolo e alla corretta contestualizzazione di cui una figura come quella di Espronceda dovrebbe godere, tanto più oggi che pare aver pagato un prezzo piuttosto alto in termini di visibilità e memoria. Riportiamo, pertanto, un brano tratto da uno studio di Sergio Arlandis e Agustín Reyes Torres che bene esplicita e spiega alcuni utili passaggi che andranno tenuti in buona considerazione sebbene non approfonditi nello specifico di questo studio:
«stanchi di leggere che il Romanticismo in Spagna era scarso e tardivo per definizione, Martínez Torrón ha sottolineato che "bisogna tenere presente che la Spagna non è arrivata tardi e male alla modernità e che il nostro Romanticismo. era contemporaneo a quello inglese, francese o tedesco, che sono quelli originari. Ciò che si verifica è che il Romanticismo è diverso in ogni paese, per il nazionalismo specifico ad esso associato" (Martínez Torrón, 2006: 15). Tuttavia (e per non radicalizzare erroneamente le sue parole), è pure comprensibile che le difficoltà politiche del paese durante questi anni di sconvolgimento sociale abbiano tagliato alla radice una linea evolutiva che – proprio nelle considerazioni dello stesso Torron – non sarebbe mai andata in coda all’Europa, come alla fine è successo, se non per un percorso diverso e, anche, dissidente. E questo dibattito, così immerso nella valutazione di ciò che si intende per romanticismo spagnolo e per la natura bifacciale del suo sviluppo nelle lettere spagnole, ha colpito direttamente uno dei massimi rappresentanti di quel periodo, perché se il romanticismo spagnolo ha finito per essere considerato come passivo ricettacolo dello spirito romantico europeo, di stirpe più pura e rivoluzionaria (per convinzione e non per moda), l'opera di Espronceda è stata messa in secondo piano, per la sua novità contestuale e per la sua trascendenza letteraria» [6].
Prenderemo in esame, pertanto, l’opera nella quale meglio riteniamo Espronceda abbia dato vita a questa operazione “evolutiva” sia dal punto di vista contenutistico che – più sorprendente e fascinosamente – da quello stilistico, Lo studente di Salamanca, in relazione anche ad un’altra fra le più celebri opere del romantico spagnolo: La canzone del pirata, precedente alla prima e nella quale le punte di classicismo, pur presenti, non sono ancora maturate in una consapevolezza letteraria che ne faccia qualcosa di più di una matrice e radice culturale a cui fare riferimento, così come accade per i primi accenni al classicismo contenuti nella prima produzione dell’Espronceda del Pelayo.
Prima però sarà opportuno brevemente concludere quell’accenno iniziale alla cornice tematica del Romanticismo e in specie dell’elaborazione spagnola dello stesso. Va subito detto che, così come tardi arrivò, parimenti presto scomparve (almeno in senso strettamente riassuntivo dal momento che la discussione sul romanticismo spagnolo, così come quella sulle matrici byroniane della Canción del pirata, a cui accenneremo più avanti, resta ancora aperta [7]) cedendo il passo al successivo Realismo; ma pure in quel caso è peculiare e singolare lo sviluppo della storia letteraria spagnola se consideriamo – molto rapidamente – che il costumbrismo, più tipico della prosa, nato da una costola proprio del romanticismo e delle sue istanze libertarie nella critica del corpo sociale da un punto di vista più liberamente individualistico, fini per essere la fonte vitale del successivo realismo che ne soppiantò ogni istanza.
La creatività, l’ibridazione, la spontaneità, sulla scorta anche di un recupero dell’immaginario del periodo medievale e del Siglo de oro, sono quei binari su cui si muove il nuovo Romanticismo in contrapposizione alla razionalità, all’ordine, alla misura che avevano idealmente nutrito le precedenti idee illuministe e neoclassiche. L’espressione dell’individualità e la legittimità delle emozioni umane, anche irrazionali e violente, fino ad allora sacrificate sull’altare della centralità della società come soggetto collettivo, vengono in auge in modo dirompente se, come scriveva Agustín Durán [8], «la poesía no es otra cosa que el modo ideal de expresar los sentimientos humanos» [9]. Insomma la letteratura non può né deve più porsi l’obiettivo di educare, quanto piuttosto quello di fornire uno strumento – “ideal”, appunto – per esprimere sé stessi e per affermare la propria libertà in una società che a lungo ha tentato di soffocarla. Va da sé che l’esplorazione e l’approfondimento dell’animo umano non può permettersi di tralasciare anche i suoi aspetti più oscuri quali l’irrazionalità, la fantasia, il mistero, la follia fino ad arrivare alla morte, sfumature in virtù delle quali meglio si comprende la matrice medievale e barocca. E si comprende altresì come, nel percorso evolutivo romantico, l’accentrare l’attenzione sull’individuo porti inevitabilmente a concentrarsi su figure umane singole, sebbene ancora tipi sociali, fino ad arrivare ai reietti, a coloro che vivono ai margini della società o completamente al di fuori di essa, come la figura del pirata. Il passo verso il Realismo ormai è breve.
Dove meglio lo scandaglio dell’animo umano può trovare elaborazione e compimento è di certo l’ambito legato al teatro e alla poesia. Tralasciando, in questa riflessione, il primo, sarà opportuno concentrarsi sulla poesia, della quale il romanticismo spagnolo assume tra i massimi rappresentanti da un lato Gustavo Adolfo Bécquer (1836-1870) più concentrato sui temi dell’amore, dell’introspezione psicologica e su una lirica intimista e dolorosa e, cronologicamente prima di lui, fra gli altri, il nostro José Ignacio Javier Oriol Encarnación De Espronceda y Delgado (1808-1842), più sinteticamente riconosciuto come Espronceda. E sulle sue due poesie citate pocanzi ci soffermeremo non senza un breve accenno alla biografia dell’autore, raramente così aderente e collimante, almeno nella fase iniziale, con alcune figure letterarie di sua stessa creazione al punto da far notare a parte della critica quasi una sovrapposizione fra le due: il pirata innanzitutto.
Emblema di libertà assoluta e paradigma di insofferenza alle regole, il pirata è colui A quien nadie impuso leyes, con la sua vita avventurosa lontana dai codici e dai sistemi sociali; personaggio e protagonista che sembra incarnare il romantico della prima ora e delineare la figura archetipica che tenta di tradurre e rimodulare le pulsioni anche contraddittorie all’interno della natura del romanticismo spagnolo. Evidentemente, quest’ultimo per quanto già sopra accennato, complesso e ancora confuso, con grandi contraddizioni che vanno dalle idee rivoluzionarie al ritorno della tradizione cattolica e monarchica. In merito alla libertà politica, alcuni la interpretarono semplicemente come la restaurazione dei valori ideologici, patriottici e religiosi che i razionalisti del XVIII secolo avevano cercato di sopprimere. Non Espronceda che, a soli 15 anni fonda una società segreta per vendicare la morte del generale liberale Rafael Del Riego. Esperienza che gli valse la deportazione a Guadalajara, periodo durante il quale cominciò a comporre il Pelayo, un poema epico sulla conquista musulmana della Spagna, rimasto incompleto ma pur sempre interessante nell’ottica di quanto andiamo sottolineando in questa sede. Già nella sua primissima produzione Espronceda fa riferimento ai classici [10] – diremmo inevitabilmente, dal momento che quella temperie risultava dominante prima dell’attestarsi del romanticismo – che andrebbero considerati come punto di partenza di una evoluzione tanto stilistica quanto contenutistica che lo porterà all’elaborazione definitiva delle stesse tematiche proprio ne Lo studente di Salamanca.
Valga per un attimo, a titolo esemplificativo, soffermarsi sulle matrici letterarie che il Moreno sottolinea a proposito di alcuni versi del Pelayo: un passaggio «che consideriamo senza dubbio mutuato da Virgilio, è quello che possiamo osservare nel Pelayo III, 30 quando si narra la morte di un campione per mano del figlio di don Rodrigo, il giovane Sancho, paradigma di virtuoso guerriero che, come Palante nell'Eneide, cerca la gloria in battaglia. Dice così:
Y audaz tirando de la cruda espada,que cual cometa, cuando deja el lechodel mar, resplandeció desenvainada,la esconde toda en el alarbe pecho.De los disueltos miembros huye airada,dando un gemido de mortal despecho,aquel alma feroz, y vuela impíadel negro Averno a la región sombría.
Si tratta di versi che riproducono, con un'amplificazione consistente all'interno di una similitudine, gli ultimi tre versi dell'Eneide:
hoc dicens ferrum aduerso sub pectore condit
feruidus; ast illi soluuntur frigore membra
uitaque cum gemitu fugit indignata sub umbras
Come si può osservare in entrambi i testi, la spada «si nasconde» nel petto del guerriero nemico; le «membra» del caduto «si dissolvono»; lo «spirito vitale» esce dal corpo con un «gemito indignato»; e, infine, «va verso l'inferno», chiamato «regione tenebrosa». Il debito di un testo con un altro è totale.
Questi stessi versi sono ripresi dal Tasso nella Gerusalemme, XVIII, 89:
Lasciâr gemendo i tre spirti maligni
l’aria serena e ‘l bel raggio celeste,
e sen fuggîr tra l’ombre empie infernali.
E due e tre volte ne l’ orribil fronte,
alzando, più ch’ alzar si possa, il braccio,
il ferro del pugnale a Rodomonte
tutto nascose, e si levò d’ impaccio.
Alle squalide ripe d’ Acheronte,
sciolta dal corpo più freddo che giaccio,
bestemmiando fuggì l’alma sdegnosa,
che fu sì altiera al mondo e sì orgogliosa.
Prosegue il Moreno in una serie di analisi comparative del testo del Pelayo e delle matrici classiche di riferimento che, al di là della semplice citazione, non ci sembra abbiano ancora raggiunto quel grado di consapevolezza che porterà Espronceda prima ad isolarle e poi, da romantico maturo, a liberarsene letterariamente proprio nello Studente di Salamanca, non senza passare attraverso un testo “intermedio” quale fu La Canzone del Pirata. Si rimanda, per il resto delle comparazioni, al testo originale del Moreno.
Proseguendo, invece, con le note di una biografia piuttosto movimentata, Espronceda viaggia per tutta Europa: Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Francia e Inghilterra; partecipa ai moti rivoluzionari del 1830 per poi tornare in Spagna alla morte di Ferdinando VII insieme ad altri liberali amnistiati. Lungo tutta la sua vita si susseguirono carcerazioni ed espulsioni a causa delle sue idee, le stesse che lo portarono anche a dedicarsi alla politica e al giornalismo: nel 1841 fu nominato segretario del consolato spagnolo all'Aia; poi eletto deputato progressista ad Almería e infine parlamentare per il Partido Progresista. La vita evidentemente di colui A quien nadie impuso leyes come si legge proprio nel Pirata che così recita:
Que es mi barco mi tesoro
Que es mi dios mi libertad
Mi ley la fuerza y el viento
Mi única patria la mar
La mia nave è il mio tesoroIl mio dio è la mia libertàLa mia legge, la forza e il ventoLa mia unica patria, il mare
Come sosteneva Marrast, «uno dei più produttivi specialisti di Espronceda: "La Canción del pirata è la sua prima poesia romantica [di Espronceda] e la prima poesia romantica spagnola, nel senso in cui si definisce il Romanticismo non come un repertorio di orpelli letterari, ma come una inquietudine morale, religiosa e metafisica, come mancanza di fede e non come una fede, come espressione di una sensibilità dolorosamente eccitata dal sentimento che un mondo intero è ormai tramontato”» [12].
La poesia di Espronceda è linguisticamente ricca di aggettivazione, asseconda un certo gusto per l’accostamento di elementi contrastanti e per le minute descrizioni (certamente più evidenti ne Lo studente di Salamanca [13]) ed è stilisticamente organizzata su un’architettura finemente cesellata di figure retoriche. Si vedano anche solo questi quattro versi appena citati che oltre a sintetizzare una fervida aspirazione alla libertà assoluta, racchiudono in sé una metafora, una similitudine, un’anafora e un parallelismo.
Lord Byron e José de Espronceda
È inevitabile accostare La Canción del pirata a The Corsair di Lord Byron tanto che buona cioè disvela diverse somiglianze con due opere precedenti:
FINE PRIMA PARTE
Prosegui con la seconda parte
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