«Para “mi” Cuba. Libre. Ahora y siempre» sulla rivista culturale salvadoregna TRES MIL

Un mio contributo su Cuba pubblicato sulla Revista Cultural Tres Mil da El Salvador per la quale ringrazio la direzione e l'intera redazione nella figura del poeta salvadoregno Otoniel Guevara.


Para “mi” Cuba. Libre. Ahora y siempre.

È il lamento di un bambino che chiede di crescere sano. E un bambino non si tocca!
È il canto di una madre che culla in suoi figli nonostante sacrifici e abnegazione. E una madre non si offende.
È il silenzio di una nonna che misura la sua storia nell'esperienza dell'intera famiglia. E una nonna si rispetta!
È una stella, quella stella, splendente e solitaria anche nel più nero dei cieli. E una stella non si raggiunge e non si calpesta.
E invece c'è chi la vorrebbe giovane prostituta o attempata maitresse o, peggio, bimbo-oggetto per pulsioni pedofile senza pudore o lume spento in un antico bordello oscuro di velluti consunti.

Cuba non è l'altra potenza, l'altro emisfero, l'altro blocco: vive di vita propria. Non splende di luce riflessa. Cuba è l'exemplum, l'idea fatta carne che un altro mondo è possibile. Perfettibile, certo, come qualsiasi altro mondo ma non sulla pelle della gente. Cuba non è né vuol essere la risposta: Cuba è la domanda inevitabile! Lo specchio che ti mette di fronte ai tuoi limiti prima ancora di aprir bocca.

Nessun popolo come quello di Cuba sa soffrire e resistere mantenendo alta la testa e battendo con i piedi un salsa dolceamaro che grida la sua indipendenza. Ma non è scritto in nessuna ricetta medica che questo saper resistere e saper affrontare e sopportare il sacrificio debba essere destinato all'eternità e non finire mai!

La Isla è una porta aperta al possibile e una cattedra e un pulpito che indicano strade alternative.
Se fosse un tempio non sarebbe tabernacolo ma ambone; non in cielo ma in mezzo alla gente.
Il popolo cubano ha diritto pieno e insindacabile all'autodeterminazione e l'altro piatto della bilancia è un internazionalismo generoso di solidarietà competente e di pacifiche disponibilità verso chi è rimasto indietro, vittima, come lei, di un imperialismo che schiaccia con gli stivali sporchi del capitalismo e le mani insanguinate del profitto a tutti costi.

Cuba è la carne del mondo violata dal vicino di pianerottolo ubriaco; è il sorriso beffardo di chi dimostra la verità dietro una bugia e le mille verità dietro un'intera catena di menzogne.

La crudeltà vampiresca del dirimpettaio ricco e spocchioso non può né deve ridurre un'esperienza umana, sociale e politica che spicca per l'orgoglio della differenza, in uno standardizzato salto e saldo all'indietro nella storia, fino a cancellare l'esperienza rivoluzionaria per ridurla di nuovo al bordello in zona franca per ricchi e annoiati “Epsteiniani”. Il mondo merita qualcosa di più che un pisciatoio sporco dove andare a scaricare noncuranti tutti i bisogni che in casa propria si è costretti a perimetrare entro i limiti delle apparenze, dell'etichetta e del buon costume che hanno già abbondantemente dimostrato non servire a nulla quando si tratta di sottomessere altri paesi e popoli liberi.

Cuba ha storicamente dimostrato – certa dell'assoluzione storica postuma – che non è certo la legge del più forte a poter governare le dinamiche internazionali: forse le economie di borsa ma non la solidarietà e la vita delle genti e dei popoli. Se i modelli di sviluppo riflettono chi li propone, allora diciamocelo chiaramente, la distanza fra un gigante come Castro e un pidocchio come Trump dimostra tutta la prepotenza di un sistema di sviluppo che, se speso per la redistribuzione delle ricchezze e la solidarietà globale, avrebbe da tempo risolto la maggior parte dei problemi di sopravvivenza di quei territori del globo che invece possono ancora sperare in chi, gratuitamente, mantiene ed esercita leadership in settori chiave del benessere sociale, come sanità e istruzione, che, guardacaso, sono i primi elementi a pagare la spocchia cieca del rastrellamento sociale in atto nei cosiddetti paesi ricchi del globo. Lì dove Cuba eccelle, nel resto del mondo ci si affanna a spremere fino all'ultima goccia risorse dirottate in armi e morte invece che in vita, cultura e crescita umana, solidale e sociale.

Nessuno tocchi Cuba! Libera di autodeterminarsi e di decidere da sé il proprio destino: fosse anche a chi liberamente leccare i piedi. Diversamente sarebbe uno stupro sociale inaccettabile e, se esistono, prima o poi le leggi e il diritto internazionale devono intervenire e fermare lo scempio imperialista riesploso in barba alla civiltà, alla storia e alla più semplice ed elementare solidarietà umana.

Viva Cuba! Viva il popolo cubano!

Dalla pagina della rivista

Para “mi” Cuba. Libre. Ahora y siempre.

Es el lamento de un niño que pide crecer sano. ¡Y a un niño no se le toca!
Es el canto de una madre que acuna a sus hijos a pesar de los sacrificios y la abnegación. ¡Y a una madre no se la ofende!
Es el silencio de una abuela que mide su historia en la experiencia de toda la familia. ¡Y a una abuela se la respeta!
Es una estrella, esa estrella, brillante y solitaria incluso en el cielo más negro. Y una estrella no se alcanza ni se pisotea.
Y, sin embargo, hay quien la querría joven prostituta o madura madama o, peor aún, niño objeto para impulsos pedófilos sin pudor o viejo velador apagado, en un antiguo burdel oscuro de terciopelos gastados.  

Cuba no es la otra potencia, el otro hemisferio, el otro bloque: vive de vida propia. No brilla con luz prestada. Cuba es el exemplum, la idea hecha carne de que otro mundo es posible. Perfectible, claro, como cualquier otro mundo, pero no a costa de la piel de la gente. Cuba no es ni quiere ser la respuesta: ¡Cuba es la pregunta inevitable! El espejo que te pone frente a tus límites incluso antes de abrir la boca.

Ningún pueblo como el de Cuba sabe sufrir y resistir manteniendo la cabeza en alto y marcando con los pies una salsa agridulce que grita su independencia. Pero no está escrito en ninguna receta médica que esta capacidad de resistir y de afrontar y soportar el sacrificio deba estar destinada a la eternidad y no terminar nunca!

La Isla es una puerta abierta a lo posible y una cátedra y un púlpito que señalan caminos alternativos. Si fuera un templo, no sería un sagrario sino un ambón; no en el cielo, sino en medio de la gente. El pueblo cubano tiene un derecho pleno e inapelable a la autodeterminación, y el otro platillo de la balanza es un internacionalismo generoso, de solidaridad competente y de disponibilidad pacífica hacia quienes se han quedado atrás, víctimas, como ella, de un imperialismo que aplasta con las botas sucias del capitalismo y las manos ensangrentadas del lucro a toda costa.

Cuba es la carne del mundo violada por el vecino de rellano borracho; es la sonrisa burlona de quien demuestra la verdad detrás de una mentira y las mil verdades detrás de toda una cadena de falsedades.

La crueldad vampírica del vecino rico y engreído no puede ni debe reducir una experiencia humana, social y política que destaca por el orgullo de la diferencia, a un salto y un saldo estandarizado hacia atrás en la historia, hasta borrar la experiencia revolucionaria para devolverla a un burdel en zona franca para ricos y aburridos “Epsteinianos”. El mundo merece algo más que un urinario sucio donde ir a descargar, con indiferencia, todas las necesidades que en la propia casa uno se ve obligado a contener dentro de los límites de las apariencias, de la etiqueta y del decoro, que ya han demostrado sobradamente no servir de nada cuando se trata de someter a otros países y pueblos libres.

Cuba ha demostrado históricamente —segura de la absolución histórica póstuma— que no es la ley del más fuerte la que puede gobernar las dinámicas internacionales: quizá las economías bursátiles, pero no la solidaridad ni la vida de las gentes y los pueblos. Si los modelos de desarrollo reflejan a quienes los proponen, entonces digámoslo claramente: la distancia entre un gigante como Castro y un piojo como Trump muestra toda la prepotencia de un sistema de desarrollo que, si se empleara para la redistribución de la riqueza y la solidaridad global, habría resuelto desde hace tiempo la mayor parte de los problemas de supervivencia de aquellos territorios del planeta que aún pueden esperar en quienes, gratuitamente, mantienen y ejercen liderazgo en sectores clave del bienestar social, como la salud y la educación, que — casualmente — son los primeros elementos en pagar la soberbia ciega del saqueo social en curso en los llamados países ricos del mundo. Allí donde Cuba sobresale, en el resto del mundo se afanan por exprimir hasta la última gota recursos desviados hacia armas y muerte en lugar de vida, cultura y crecimiento humano, solidario y social.

¡Que nadie toque a Cuba! Libre de autodeterminarse y de decidir por sí misma su propio destino, aunque fuera — si así lo quisiera libremente — hasta a quién besarle los pies. De otro modo sería una violación social inaceptable y, si existen, tarde o temprano las leyes y el derecho internacional deben intervenir y detener el desastre imperialista resurgido a pesar de la civilización, de la historia y de la más simple y elemental solidaridad humana.

¡Viva Cuba! ¡Viva el pueblo cubano!

La copertina del numero 1566 del 18 aprile 2026
  

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